Il CdA si riunisce a Lugano, ma dove si prendono davvero le decisioni?

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Il fondatore ha costituito la holding a Lugano vent'anni fa. Il consiglio si riunisce qui quattro volte l'anno e i verbali sono impeccabili. Ma oggi il figlio vive a Londra e segue le partecipazioni da casa. La figlia, da Milano, approva le operazioni strategiche via e-mail. Il genero coordina un progetto immobiliare da Dubai.

È uno scenario che incontriamo sempre più spesso. La domanda che pone è semplice: dove viene presa, davvero, una decisione? La risposta non dipende più soltanto da dove si riunisce il consiglio di amministrazione. Dipende anche da dove vivono e lavorano le persone che decidono.

 

 

Cosa ha pubblicato l'OCSE

Il 30 settembre 2026 l'OCSE ha pubblicato l'11ª edizione completa del Modello di Convenzione sul reddito e sul patrimonio (versione 2025). L'edizione consolida l'aggiornamento approvato a novembre 2025, che contiene un nuovo Commentario all'art. 5 sul lavoro transfrontaliero da remoto.

Il principio è questo:

    • Sotto il 50%. Chi lavora da casa in un altro Stato per meno del 50% del proprio tempo di lavoro, su un periodo di 12 mesi, di regola non crea una stabile organizzazione per l'impresa.
    • Sopra il 50%. Occorre verificare se esiste una ragione commerciale per quella presenza, ad esempio il contatto con clienti o fornitori locali.
    • Cosa non basta. La comodità della persona, il desiderio di trattenerla o il risparmio sui costi dell'ufficio non sono ragioni commerciali.

Il Modello OCSE non è legge. È la base su cui gli Stati negoziano e interpretano i trattati, e alcuni Stati hanno formulato riserve. Resta però un riferimento che le amministrazioni fiscali useranno per leggere le situazioni concrete.

Perché riguarda le famiglie, non solo i dipendenti

Il dibattito si è concentrato sui dipendenti in smart working. Per una famiglia imprenditoriale il punto sensibile è un altro: i familiari che amministrano o influenzano le società di famiglia da un altro Paese.

In questi casi i rischi sono tre, distinti ma spesso concatenati.

Il primo è la stabile organizzazione. Se un familiare lavora stabilmente da casa per la società, l'autorità fiscale dell'altro Stato può chiedersi se quella casa non sia, di fatto, una sede fissa dell'impresa. In quel caso una parte del reddito potrebbe essere tassata lì.

Il secondo è la sede di direzione effettiva. Qui la domanda non è dove si lavora, ma dove si prendono in sostanza le decisioni chiave di gestione. Se la risposta porta fuori dalla Svizzera, è la residenza fiscale stessa della società a poter essere messa in discussione.

Il terzo è la residenza degli amministratori. Dove vivono e lavorano le persone che decidono, e con quale frequenza, è l'elemento che rafforza o indebolisce le due valutazioni precedenti. Da solo raramente basta; insieme agli altri pesa molto.

Ogni Paese applica questi criteri con regole e sensibilità proprie. Diversi ordinamenti, anche vicini alla Svizzera, guardano non solo a dove una società è registrata, ma anche a dove e da chi è effettivamente amministrata. Una holding svizzera con amministratori familiari che vivono a Milano merita quindi un'analisi specifica.

 

Il nostro approccio: la sostanza si costruisce con la governance

L'approccio tradizionale si affida ai verbali: il consiglio si riunisce in Svizzera, il verbale lo attesta, il tema è chiuso. Oggi non basta più. Un verbale descrive una riunione, non dimostra dove si formano le decisioni.

Nel nostro Family Office affrontiamo il tema come una questione di governance familiare prima ancora che fiscale. Con le famiglie che seguiamo lavoriamo su quattro elementi:

    • Protocolli decisionali. Definiamo per iscritto quali decisioni spettano al consiglio, dove e come vengono prese, chi ha potere di firma e come si documentano le consultazioni a distanza.
    • Mappatura annuale della mobilità familiare. Ogni anno verifichiamo dove vivono e lavorano i familiari con ruoli nelle società e quanto tempo trascorrono in ciascun Paese.
    • Distinzione tra chi governa e chi gestisce. Il family council è il luogo in cui la famiglia esprime visione e valori, ovunque vivano i suoi membri. La gestione operativa resta a un consiglio con presenza effettiva nella giurisdizione della società.
    • Lettura del trattato applicabile. Il Modello OCSE è un punto di partenza. Coordiniamo i professionisti di ciascun Paese per verificare cosa prevede il trattato specifico e quali riserve si applicano.

Ogni specialista guarda, con competenza, la propria parte: chi la norma fiscale, chi il contratto, chi lo statuto della società.

I rischi descritti sopra nascono proprio negli spazi tra queste parti, cioè nella vita concreta della famiglia. Il nostro compito è tenere insieme il quadro, perché nessuno specialista, da solo, vede l'intera famiglia. 

 

Tre domande da porsi oggi 

Per capire se la propria struttura è esposta, suggeriamo alle famiglie di partire da tre domande:

    • Chi, in famiglia, prende o influenza decisioni per le società vivendo in un Paese diverso da quello della società?
    • Quanto del suo tempo di lavoro trascorre da casa, e c'è una ragione commerciale documentabile per quella presenza?
    • I documenti di governance (statuti, regolamenti, carta di famiglia) descrivono come la famiglia decide oggi, o come decideva vent'anni fa?

Se una sola risposta non è chiara, è il momento di fare il punto.

 

Conclusione

La mobilità delle nuove generazioni è una ricchezza per le famiglie imprenditoriali, e nessuno dovrebbe rinunciarvi per ragioni fiscali. Ma va governata.

La sostanza di una struttura non si dimostra con un indirizzo: si dimostra con il modo in cui la famiglia vive, lavora e decide.

 

Fidinam & Partners

Questo articolo è a cura di Adela Muniz, Associate Partner e Responsabile del Desk Family Office di Fidinam & Partners.
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