Una telecamera può aiutare a proteggere persone e beni. Ma la finalità di sicurezza, da sola, non basta a giustificarne l’impiego. Lo ricorda il recente intervento dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) nei confronti di Baselland Transport AG (BLT).
La società di trasporti utilizzava bodycam, piccole telecamere portate sul corpo dal personale, che registravano immagini e voci di passeggeri e collaboratori.
L’IFPDT ha ritenuto che la legge sul trasporto dei viaggiatori e la relativa ordinanza non fornissero una base legale sufficiente per questo impiego. Il trattamento violava quindi il principio di liceità della legge sulla protezione dei dati. L’autorità ha ordinato di interromperlo e cancellare i dati raccolti. [1]
Anche per una PMI, prima di installare telecamere occorre verificare che siano giustificate, necessarie e proporzionate, rispettando i diritti delle persone riprese.
Il primo passo è capire quale rischio si vuole affrontare: prevenire furti, proteggere i locali fuori orario o tutelare il personale.
Il secondo passo è chiedersi se esistono misure meno invasive che permettano di ottenere lo stesso risultato: ad esempio, installare un allarme antifurto, ricorrere ad una società di sorveglianza…
Se le telecamere sono necessarie, le riprese devono limitarsi alle zone e ai periodi utili allo scopo. Anche la conservazione e la consultazione delle immagini devono seguire regole precise.
Chi entra in una zona sorvegliata deve esserne informato prima di essere ripreso e sapere chi è responsabile del trattamento.
Deve inoltre poter ottenere informazioni sull’utilizzo dei propri dati ed esercitare i diritti previsti dalla LPD. È un aspetto importante dell’autodeterminazione informativa: sapere come vengono trattati i dati che ci riguardano e poter far valere i nostri diritti.
Un cartello informa della presenza delle telecamere, ma l’azienda deve anche verificare che la sorveglianza sia necessaria e limitata a ciò che serve.
Quando le telecamere riprendono anche i dipendenti, occorre prestare attenzione alla loro personalità e salute.
La SECO ricorda che l’articolo 26 OLL 3 vieta i sistemi destinati a sorvegliare il comportamento dei lavoratori sul posto di lavoro. Se le telecamere sono necessarie per altre ragioni, come la sicurezza, devono essere utilizzate in modo da non pregiudicare la salute e la libertà di movimento del personale.
In pratica, una telecamera installata per prevenire furti non deve diventare uno strumento per controllare come lavorano i collaboratori. Il personale deve essere informato prima dell’attivazione e coinvolto nella pianificazione della sorveglianza, secondo le disposizioni applicabili.
Una volta scelta la videosorveglianza, l’azienda deve stabilire come utilizzarla. Occorre definire:
Se le telecamere registrano anche le voci, occorre prestare ulteriore attenzione. La possibilità di riprendere immagini non autorizza automaticamente a registrare le conversazioni: quelle non pubbliche sono tutelate anche dal Codice penale.
Prima dell’attivazione, occorre inoltre considerare le conseguenze per le persone riprese. Quando il trattamento può comportare un rischio elevato per la loro personalità o i loro diritti fondamentali, la LPD richiede una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, per individuare i rischi e le misure necessarie a ridurli.
Proteggere l’azienda richiede quindi anche regole chiare sull’utilizzo delle telecamere, nel rispetto di chi vi lavora e di chi ne frequenta i locali.
Questo articolo è stato redatto da Isabel Costa, Manager Privacy di Fidinam & Partners.
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[1] Comunicato dell’IFPDT del 1.10.26 : https://www.edoeb.admin.ch/it/bodycams-blt-it