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Un trust non compreso è un trust vulnerabile

Scritto da Fidinam News | 30/09/26
Un trust può essere redatto in modo tecnicamente ineccepibile e perdere comunque i suoi effetti, se chi lo ha voluto non ne ha compreso le conseguenze.
 

È quanto emerge da una recente sentenza inglese, Elliott v Bateson, pronunciata il 23 settembre 2026 dalla High Court of Justice di Inghilterra e Galles.

Il giudice ha eliminato il Trust previsto in un testamento, pur riconoscendo che il testatore era capace e che il testamento era stato redatto da un legale e firmato nel rispetto delle forme. Il motivo: il testatore non aveva capito che cosa quel Trust avrebbe comportato per sua moglie.

Il caso riguarda il diritto successorio inglese, ma la questione di fondo tocca chiunque progetti o gestisca strutture patrimoniali.

 

Il caso: un testamento, un Trust ed una spiegazione mancata

Le istruzioni del testatore

Nel maggio 2022 un uomo di 92 anni, malato di Parkinson ed in condizioni di grave fragilità, decise di fare un nuovo testamento. Aveva venduto la casa ed il suo patrimonio era costituito soltanto da denaro ed investimenti finanziari. 

Le istruzioni date al legale erano chiare: metà del patrimonio alla seconda moglie, che ne avrebbe potuto disporre liberamente; l'altra metà alla figlia del primo matrimonio ed alla sua famiglia.
 

La proposta del legale

Durante il colloquio il legale suggerì di cambiare la parte destinata alla moglie. Invece di lasciarle il denaro direttamente, propose di inserire nel testamento un Trust: alla morte del testatore quella metà sarebbe stata affidata a dei trustee, incaricati di versare alla moglie il reddito prodotto per tutta la vita. 
L’idea era del legale, non del testatore: tenere quei fondi fuori dalla portata dell’ente pubblico, che altrimenti avrebbe potuto attingervi per pagare la casa di cura della moglie. 

Il legale non spiegò però che, con quel Trust, nemmeno la moglie avrebbe potuto usare il capitale per le proprie cure. Al testatore disse invece che la moglie avrebbe comunque potuto "accedere" alla sua parte di patrimonio, ed il testatore accettò.

Che cosa prevedeva davvero il trust 

Il Trust redatto dal legale non corrispondeva a quella spiegazione. La moglie avrebbe ricevuto soltanto il reddito, senza alcun diritto sul capitale. Alla sua morte il capitale sarebbe passato alla figlia, nominata trustee insieme al marito. Nessuna clausola consentiva di anticipare capitale alla moglie: per ottenerne una parte avrebbe dovuto chiederlo alla figlia, che avrebbe così rinunciato ad una parte della propria futura eredità.
 

Il ricorso e la decisione

Dopo la morte del testatore, la moglie, nel frattempo colpita da demenza e rappresentata in giudizio dal figlio, ha impugnato il testamento. 

Il giudice ha respinto l'accusa di pressioni indebite da parte della figlia e del genero (undue influence). 
Ha invece stabilito che il testatore non aveva realmente compreso ed approvato quella parte del testamento: gli era stato detto che la moglie avrebbe potuto “accedere” alla sua parte di patrimonio, mentre il Trust le attribuiva solo il reddito, e nessuno gli aveva spiegato la differenza.

Le conseguenze

Il giudice non ha annullato l'intero testamento. Ha eliminato soltanto le parole che istituivano il Trust, lasciando valido il resto. 
 
La moglie riceve quindi la sua metà direttamente e senza vincoli, come il testatore aveva chiesto all'inizio; l'altra metà resta alla figlia ed alla sua famiglia.
Il giudice precisa che il legale era esperto ed in buona fede. Il problema non era la sua onestà, ma l'aver proposto una soluzione molto diversa dalle istruzioni ricevute senza spiegarne le conseguenze al cliente e senza annotare di averlo fatto.
 
 
 

Perché il caso riguarda anche altre strutture

Il giudice ha distinto due aspetti che nella pratica si confondono spesso: la capacità del testatore e la sua comprensione. Il testatore era capace, ma non aveva capito.

Lo stesso vale per qualsiasi struttura patrimoniale: un Trust costituito in vita, una fondazione di famiglia, una letter of wishes, un accordo tra soci familiari. Il documento deve corrispondere a ciò che chi lo firma ha effettivamente capito e voluto.

Quando non è così, la struttura ha un punto debole. Ed è proprio lì che guarda chi ha interesse a contestarla: un creditore, un ex coniuge, un erede escluso, ecc.

Spesso non serve dimostrare che la norma sia stata applicata male. Basta dimostrare che la struttura non rispecchiava ciò che il suo autore voleva davvero.

 

Trust costituiti in vita: capire anche a cosa si rinuncia

Per un Trust costituito in vita il rischio è doppio.
Il primo è quello del caso inglese: il disponente non ha capito che cosa riceveranno i beneficiari. Anche un atto fatto in vita, se si fonda su un errore importante, può essere contestato. 

Nel caso esaminato il legale usava abitualmente questo tipo di Trust quando il bene lasciato era la casa in cui vivevano i coniugi: il coniuge superstite continua ad abitarci e ne gode per intero, anche senza poterla vendere. Applicato ad un patrimonio fatto solo di denaro ed investimenti, lo stesso schema produce l’effetto opposto: il coniuge riceve soltanto il rendimento e non può disporre del capitale. 

È lo stesso rischio che si corre quando si utilizza un atto di Trust “standard”, redatto per una famiglia tipo, senza verificare che si adatti a quella reale: l’atto resta formalmente corretto, ma non rispecchia ciò che il disponente voleva ottenere. 

Il secondo rischio è opposto, e per la protezione del patrimonio è il più insidioso: il disponente non ha capito di aver rinunciato al controllo. 
Se continua a decidere come se i beni fossero ancora suoi, il Trust può essere considerato fittizio. 
Anche le autorità fiscali guardano alla sostanza: sia in Italia sia in Svizzera, se il disponente conserva poteri decisionali rilevanti o può revocare il Trust, patrimonio e redditi possono essere attribuiti direttamente a lui.
In entrambi i casi la domanda è la stessa: il disponente sa spiegare che cosa ottengono i beneficiari e che cosa perde lui?

 

Letter of wishes, protector e poteri riservati

Nei Trust discrezionali la letter of wishes, cioè la lettera con cui il disponente orienta le scelte dei trustee, è spesso il documento più consultato. Ed è spesso anche il meno curato.

Il caso inglese mostra due errori frequenti.
Il primo sono le parole ambigue: il termine "accesso", negli appunti del legale, aveva fatto credere al testatore che la moglie potesse attingere al capitale.
Espressioni come "provvedere adeguatamente" o "garantire il tenore di vita" pongono lo stesso problema, perché ciascuno le interpreta a modo suo.

Il secondo è l'assenza di numeri: nessuno aveva discusso quale reddito il Trust avrebbe prodotto, cioè quanto valeva davvero ciò che veniva lasciato alla moglie.

C'è poi una domanda a cui il disponente dovrebbe saper rispondere senza esitare: se un beneficiario ha bisogno di capitale, chi decide?
Nel caso inglese l'unica via d'uscita era un accordo tra tutti i beneficiari, che però presuppone che ciascuno sia in grado di dare un consenso valido.
La moglie aveva già una diagnosi di demenza, e chi avrebbe dovuto rinunciare al capitale era la stessa figlia trustee.

Lo stesso nodo si ripresenta nelle strutture più articolate:

    • un protector con un potere di veto che il disponente considera una semplice formalità;
    • una società costituita per fare da trustee alla sola famiglia (Private Trust Company), nel cui consiglio siedono beneficiari di un solo ramo;
    • poteri di revoca o di sostituzione dei trustee riservati al disponente, senza valutarne gli effetti.

Una struttura solida prevede vie d'uscita chiare ed il disponente sa dire con parole sue chi può dire di no, e perché.

 

Clienti anziani, famiglie ricomposte e famiglie internazionali

Il caso riunisce tre situazioni che si incontrano sempre più spesso insieme.

Il cliente anziano o fragile

Il testatore aveva difficoltà a parlare ed a leggere. Le istruzioni furono date a casa della figlia, in sua presenza, ed il testamento non gli fu letto prima della firma. Con clienti anziani non basta accertare la capacità: occorre assicurarsi che abbiano capito, anche con colloqui senza la presenza dei beneficiari.

La famiglia ricomposta

Da una parte la seconda moglie, dall'altra la figlia del primo matrimonio. Quando gli interessi sono contrapposti, ogni ambiguità diventa terreno di scontro.

La famiglia internazionale

Il genero ha dichiarato di aver capito come funzionava il Trust solo sentendolo spiegare in aula. Se questo accade ad una famiglia inglese con uno strumento inglese, il rischio è ancora maggiore per un disponente italiano o svizzero alle prese con un Trust di diritto anglosassone.

Un trust che attribuisce solo il reddito somiglia all'usufrutto, ma non lo è. La Convenzione dell'Aia del 1985, in vigore sia in Italia sia in Svizzera, assicura il riconoscimento del Trust; non assicura che chi lo firma ne abbia compreso gli effetti.

 

Conclusione


Un Trust, una fondazione o un testamento esprimono una volontà. Se chi li ha voluti non ne ha compreso gli effetti, la struttura resta fragile, per quanto sia tecnicamente corretta.

Per questo, accanto alla domanda "la struttura è corretta?", è utile porsene un'altra: potremmo dimostrare che chi l'ha creata sapeva che cosa stava firmando? 

 

Fidinam & Partners

Questo articolo è a cura di Adela Muniz, Associate Partner e Responsabile del Desk Family Office di Fidinam & Partners.
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Fonti: Elliott v Bateson & Anor [2026] EWHC 2440 (Ch), sentenza del 23 settembre 2026 – testo integrale