Espatrio Italia–EAU: il vantaggio fiscale premia chi pianifica

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Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono oggi una delle destinazioni più attrattive per chi desidera internazionalizzare vita e interessi economici. Un ecosistema costruito per accogliere imprenditori, professionisti e capitali, con una forte presenza di expatriates e infrastrutture efficienti, soprattutto tra Dubai e Abu Dhabi.

Trasferirsi negli EAU può essere una scelta strategica. Ma se il contribuente parte dall’Italia, la parola chiave è metodo: senza una pianificazione corretta, il rischio non è “teorico”, è concreto (accertamenti, contestazioni e costi).

 

Trasferimento in paese “black list”: l’onere della prova si ribalta

Gli EAU, proprio per la loro fiscalità competitiva, rientrano tra i Paesi a fiscalità privilegiata (“black list”) per la disciplina italiana. In questi casi, l’Italia applica l’inversione dell’onere della prova sulla residenza fiscale: sarà il contribuente a dover provare che la residenza estera è effettiva e non solo formale. Per questo motivo, l’expatriation va costruita come un dossier.

Tradotto in modo semplice: se ti trasferisci, non basta dichiararlo — occorre dimostrarlo.




I pilastri di una residenza estera “difendibile”

Per rendere il trasferimento solido sin dall’inizio, ci sono passaggi che non si possono escludere.

Mettere in sicurezza il profilo anagrafico - il primo intervento è eliminare la presunzione (ora solo relativa) di residenza in Italia legata all’iscrizione all’APR: il passaggio operativo è l’iscrizione all’AIRE. Attenzione però: AIRE ≠ prova piena; è altresì necessario un insieme coerente di elementi concreti.

Gestire la presenza fisica - regola chiara: non risultare in Italia per più di 183 giorni l’anno, a prescindere dalle ragioni del soggiorno. La permanenza effettiva è un fattore dirimente in caso di controllo e contraddittorio con l’Ufficio.

Costruire la “vita” negli EAU - serve una residenza reale: parliamo di dimora abituale negli Emirati, supportata da documentazione oggettiva (locazione o acquisto), e utenze intestate. In sostanza: la quotidianità deve essere di fatto trasferita, non solo dichiarata.




Attenuare i “criteri di collegamento” con l’Italia

Oltre a strutturare bene l’ingresso negli EAU, è altresì decisivo lavorare sul lato Italia. Perché, in un contesto di onere della prova invertito, è proprio lì che l’Agenzia delle Entrate andrà a cercare appigli.

Anticipare il problema significa evitare un contraddittorio lungo e costoso (in consulenze e in stress). La strategia è attenuare o gestire i legami residui, con gli strumenti giusti, fin da subito.

Le tre aree da presidiare:

Collegamenti personali - è l’area più “attenzionata”: famiglia, affetti, relazioni: oggi hanno un peso ancora maggiore, anche alla luce dell’evoluzione dei criteri di residenza. È un punto sensibile e spesso determinante.

Collegamenti economici – rilevanti anche le attività economiche che permangono in Italia, partecipazioni, incarichi, ma soprattutto immobili abitativi mantenuti a disposizione (magari con utenze attive intestate). Anche questo è terreno potenzialmente fertile per contestazioni dell’Agenzia.

Collegamenti reddituali - meno centrali rispetto ai precedenti, ma comunque meritevoli di attenzione, soprattutto se si tratta di redditi legati a ruoli (es. amministratore) o prestazioni di lavoro che potrebbero far sostenere una presenza significativa in Italia.



Convenzione Italia–EAU: efficienza, se ben gestita

In presenza di redditi di fonte italiana, inoltre, il corretto incardinamento della residenza negli EAU risulta dirimente altresì al fine dell’accesso ai benefici convenzionalmente previsti dalla Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra Italia ed Emirati.

Il nostro trattato in particolare non andrebbe sottovalutato, in quanto non tutte le Convenzioni stipulate dagli Emirati hanno lo stesso perimetro soggettivo. In diversi casi, infatti, l’applicazione è limitata ai soli EAU nationals, con l’effetto pratico di escludere (o comunque comprimere) i vantaggi convenzionali per cittadini stranieri che vivono e lavorano stabilmente negli Emirati. Un esempio su tutti in tal senso si ravvisa, ad esempio, nel trattato Spagna-EAU.

Con l’Italia, invece, l’impostazione è -come anticipato- più favorevole: un cittadino italiano effettivamente residente negli EAU può invocare la Convenzione per (i) gestire in modo efficiente e ordinato la fiscalità dei redditi italiani, riducendo la ritenuta in uscita e (ii) attenuando il rischio di contestazioni sulla residenza grazie alle tie-break rules.

In sintesi: la Convenzione Italia–EAU offre un vantaggio competitivo concreto rispetto ad altri trattati “più restrittivi”, perché consente anche all’expat italiano di beneficiare delle regole convenzionali — a condizione, naturalmente, che la residenza negli Emirati sia solidamente strutturata.



Fidinam: al tuo fianco, a monte delle criticità

Il trasferimento della residenza fiscale negli Emirati Arabi Uniti è senza dubbio un’opportunità. Ma per trasformarla in un vantaggio concreto — e non in un rischio fiscale — serve una pianificazione solida, completa e difendibile.

Con sedi in tutto il mondo, FIDINAM supporta quotidianamente clienti internazionali nella gestione di patrimoni complessi, nella pianificazione fiscale e nell’adeguamento a normative in continua evoluzione. Un approccio multidisciplinare e cross-border ci consente di affiancare in modo proattivo privati, imprenditori e family office nella gestione conforme e lungimirante del patrimonio globale.

 

Questo articolo è a cura di Iacopo Carraro dell'Italian Desk di Fidinam Dubai e Federico Giovanardi del team di consulenza fiscale di Fidinam Italia.

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