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Trust e divorzio: cosa insegna una recente sentenza inglese

Scritto da Fidinam News | 23/10/26

Un trust ben governato resta uno degli strumenti più solidi per proteggere e trasmettere un patrimonio familiare. Una recente sentenza inglese non lo smentisce: ricorda soltanto che la protezione nasce dalla qualità della governance, non dal solo atto istitutivo.

Ogni volta che un tribunale si occupa di un trust, i titoli tendono a semplificare: "il trust non ha protetto la famiglia". Una sentenza inglese resa nota in queste settimane invita a una lettura più attenta e, per chi pianifica in modo serio, anche rassicurante. La lezione è che i trust che funzionano bene hanno caratteristiche precise, riconoscibili e replicabili.

 

 

Il caso in breve

La decisione è stata pronunciata dall'Alta Corte inglese, nella sezione che si occupa di diritto di famiglia, nel luglio 2026 ed è stata pubblicata di recente. Secondo i resoconti della stampa specializzata, il marito era beneficiario di trust di famiglia di dimensioni rilevanti, legati all'impresa familiare.

Il giudice ha ritenuto che i trustee, su sua richiesta, gli avrebbero verosimilmente reso disponibile il valore della sua posizione. Per questo l'ha considerata una sua "risorsa" nel calcolo della ripartizione patrimoniale tra i coniugi. Una parte dell'importo riconosciuto alla moglie è legata a future distribuzioni dei trustee.
 
 

Cosa la sentenza non dice

La decisione non mette in discussione il trust come istituto. Per quanto emerge dai resoconti, il trust non è stato dichiarato simulato (sham) e il giudice non ha disposto dei beni in trust: la valutazione riguarda le risorse personali di uno dei coniugi.

Il criterio applicato non è nuovo. Da circa vent'anni i giudici inglesi della famiglia si chiedono se il trustee sarebbe verosimilmente disposto ad attribuire capitale al beneficiario, se richiesto. Non conta quindi il fatto che esista un trust. Conta come quel trust è stato gestito nel tempo.

In altre parole, la sentenza non dice che i trust non proteggono. Dice che un trust gestito come un conto personale del beneficiario viene trattato come tale.

 

Il vero tema: un trust si giudica da come funziona

Un trust discrezionale offre protezione perché i beni non appartengono più al disponente né ai beneficiari, e perché un trustee indipendente decide nell'interesse dell'intera famiglia. Questa protezione vale finché la realtà corrisponde all'atto.

I segnali che un giudice osserva sono concreti: richieste del beneficiario sempre accolte, distribuzioni che seguono il suo stile di vita, lettere di desideri che sembrano istruzioni, assenza di verbali che spieghino le decisioni. Quando questi elementi mancano, il trust esprime ciò per cui è nato: una gestione intergenerazionale, autonoma e documentata.

 

Cinque elementi da curare nel tempo

Gli elementi che fanno la differenza sono cinque. Nessuno è complesso; tutti richiedono continuità.

    • Un trustee realmente indipendente. Professionale, con competenze adeguate e libero di dire no quando una richiesta non è coerente con lo scopo del trust.
    • Decisioni motivate e verbalizzate. Ogni distribuzione rilevante ha una motivazione scritta, che fa riferimento agli interessi di tutti i beneficiari.
    • Una politica di distribuzione chiara. Criteri condivisi in anticipo (istruzione, avvio di un'attività, casa, necessità) invece di risposte caso per caso.
    • Lettere di desideri che orientano, non che ordinano. Il disponente esprime valori e priorità; la discrezionalità resta al trustee.
    • Governance familiare integrata. Una family constitution che affronta apertamente i temi delicati: accordi prematrimoniali come prassi di famiglia, distinzione tra remunerazione per il ruolo nell'impresa e capitale dinastico, preparazione della generazione successiva.
 

Perché interessa le famiglie internazionali

Il trust non è uno strumento riservato ai Paesi di common law. Molti ordinamenti, tra cui la Svizzera, lo riconoscono grazie alla Convenzione dell'Aja del 1985, e questo lo rende pienamente utilizzabile per famiglie con patrimoni e membri in più Paesi.

Le famiglie oggi sono internazionali: figli che studiano o lavorano a Londra, matrimoni con coniugi di altre nazionalità, residenze che cambiano nel corso della vita. In questi casi la competenza del giudice della famiglia può dipendere dalla residenza dei coniugi, non dalla legge che regola il trust. Una pianificazione accurata tiene conto fin dall'inizio di dove vivranno le generazioni future, e coordina trust, regime matrimoniale e accordi familiari tra le diverse giurisdizioni.

 

Conclusione

Questa sentenza non è un argomento contro il trust. È un argomento a favore dei trust costruiti e gestiti con rigore. Un trust con un trustee indipendente, decisioni documentate e regole familiari chiare continua a fare ciò per cui è nato: proteggere il patrimonio, dare continuità all'impresa e accompagnare il passaggio tra le generazioni.

Per le famiglie che hanno già un trust, il momento migliore per verificare come funziona è quando tutto va bene. Per chi lo sta valutando, è l'occasione di partire con le basi giuste.

 

Fidinam & Partners

Questo articolo è a cura di Adela Muniz, Associate Partner e Responsabile del Desk Family Office di Fidinam & Partners.
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Fonti: Alta Corte inglese (Family Division), sentenza [2026] EWFC 210 del 29 luglio 2026 · Court of Appeal, [2005] EWCA Civ 1606 · Convenzione dell'Aja del 1° luglio 1985 sulla legge applicabile ai trust e sul loro riconoscimento.