Importante cambiamento fiscale in Cina: termina l’esenzione fiscale di 32 anni sui dividendi per gli stranieri.
A partire dal 1° settembre, gli azionisti stranieri delle imprese con investimenti esteri (FIE) in Cina dovranno pagare una ritenuta alla fonte del 20% sui dividendi.
Fino a ieri, tale aliquota era pari a zero.
Con il Provvedimento n. 27/2026, il Ministero delle Finanze e l’Amministrazione fiscale statale hanno posto fine senza preavviso a un’esenzione in vigore dal 1994. La misura è entrata in vigore immediatamente, senza alcun periodo transitorio o di mantenimento dei diritti acquisiti.
Di seguito è riportata un’analisi dettagliata delle implicazioni di tale provvedimento per gli investitori internazionali e le imprese transfrontaliere.
- Imposta immediata del 20%: i dividendi distribuiti dopo il 1° settembre agli azionisti stranieri persone fisiche sono ora soggetti a un’imposta del 20%, in piena parità con gli azionisti cinesi residenti.
- Azionisti societari non interessati: la ritenuta alla fonte del 10% sui dividendi versati a soggetti societari stranieri rimane separata e non è interessata da questo specifico decreto.
- Benefici accessori al sicuro (per ora): i benefici accessori esenti da imposta per i dipendenti stranieri (come gli indennizzi per l’alloggio e le rette scolastiche dei figli) rimangono invariati fino al 2027.
Pechino sta presentando la questione come una questione di equità fiscale. Non era più sostenibile, né dal punto di vista politico né da quello economico, che un azionista straniero pagasse zero tasse sui dividendi mentre la sua controparte cinese nella stessa società pagava il 20%. L’agenzia di stampa statale Xinhua l’ha definita esplicitamente “unificazione del sistema fiscale”.
Tuttavia, vi è anche una specifica dimensione volta a contrastare l’elusione fiscale. Nel corso degli anni è emersa una scappatoia comune: gli imprenditori cinesi convertivano le loro società locali in FIE — talvolta cambiando persino la propria cittadinanza — al solo scopo di distribuire gli utili societari esenti da imposta. Questa pratica aveva assunto proporzioni troppo grandi per essere ignorata.
In un contesto più ampio, ciò avvicina la Cina al suo obiettivo di un “mercato nazionale unificato” (统一大市场). Pechino sta smantellando sistematicamente i trattamenti preferenziali a livello locale e settoriale che distorcono la concorrenza interna. Si tratta di una politica strutturale, non di un caso isolato.
L’elemento più critico è la totale assenza di un periodo di transizione. Qualsiasi distribuzione di dividendi decisa o erogata dopo il 1° settembre rientra nel nuovo regime del 20%.
Se avete distribuzioni in programma per i prossimi mesi, dovete:
Rivalutare immediatamente le tempistiche.
Verificare i trattati contro la doppia imposizione (DTT): controllare se il trattato applicabile prevede una riduzione dell’aliquota. Si noti che la copertura delle convenzioni per le persone fisiche è spesso diversa da quella delle società madri e deve essere verificata caso per caso.
Il quadro generale? La Cina non compete più per attirare capitali stranieri attraverso incentivi fiscali aggressivi. Ora compete sulla stabilità normativa e sulle dimensioni del proprio mercato. Per chiunque stia strutturando investimenti transfrontalieri, questa è una variabile strategica che deve essere integrata nella pianificazione finanziaria futura.
Questo articolo è a cura di Tommaso Colli, Managing Director di Fidinam Shanghai.
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